LA STORIA DI ALMA
Il bello di una sartoria è che per tanti evoca ricordi di infanzia: quella zia che cuciva, quelle vecchie macchine a pedale in legno viste nell’angolo di casa e magari quelle volte in cui ci si provava a sedere lì e a muovere quel pedale, per vedere cosa succedeva. Una sensazione di casa e di familiarità che può trasportarci altrove.
È stato così anche per Alma, 16 anni, che si è affacciata al nostro laboratorio per un tirocinio legato all’indirizzo di design per il tessile della sua scuola. Le macchine da cucire, i rocchetti di filo, gli scampoli e i tessuti evocavano ricordi del laboratorio di sartoria dove la zia Marie aveva insegnato a lei e a sua cugina a cucire. Un piacere che Alma si è sempre portata dietro, sistemando abiti per sé e per le amiche.
Come tanti ragazzi della sua età, Alma ancora non si è chiarita le idee su quello che vorrebbe fare “da grande”: orientarsi non è una sfida facile per nessuno, e la dispersione scolastica sempre più frequente lo dimostra.
A CouLture Migrante però per la prima volta si è affacciata in un vero ambiente lavorativo. Oltre a dare una mano in laboratorio, in particolare per il controllo qualità e la logistica, ha supportato Rosa, la nostra sarta formatrice, durante l’ultimo corso di sartoria di base: “Ho imparato più in due mesi affiancandola che in tanti anni di scuola”. E così ha appreso competenze - sartoriali e relazionali - e soprattutto ha provato a mettersi alla prova nel fare qualcosa che le piace.
La cosa più bella è che Alma si è subito sentita a casa: “Avevo paura che mi sarei sentita molto fuori luogo e invece mi sono trovata subito a mio agio, mi è piaciuto il modo che hanno avuto tutte le persone, ma anche il fatto che è un posto bellissimo: la prima cosa che ho visto è stata quell’albero gigante, pieno di fiori, nel cortile”.
Alma è solo uno dei volti giovanissimi - migranti e non - che sono passati per CouLture Migrante nell’ultimo anno e che hanno arricchito la nostra realtà non solo per il sostegno operativo, ma soprattutto per l’energia e la vitalità che hanno saputo esprimere.
Quello che ci ha colpito è quanto queste persone si siano sentite a proprio agio, nonostante dovessero affrontare la confusione tipica della loro età, entrando con semplicità in relazione con persone straniere più grandi di loro. Quasi come se il bisogno condiviso di trovare un proprio posto nel mondo abbia contribuito a creare una comprensione che ha travalicato le differenze linguistiche e anagrafiche.